Le Delegazioni FAI del Seprio e di Varese hanno organizzato un suggestivo incontro presso Casa Macchi a Morazzone (Varese), bene FAI, per riscoprire i sapori e le abitudini della cucina tra fine Ottocento e primo Novecento. L’indagine sul patrimonio enogastronomico italiano richiede metodo, dedizione e una solida comprensione dei contesti socio-economici delle epoche passate.
Samanta Cornaviera, professionista del doppiaggio e archeologa alimentare, incarna questo rigore attraverso lo studio approfondito della cucina storica a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento.
Cresciuta in una famiglia di panettieri e pasticceri, la sua ricerca trasforma il cibo in un’autentica chiave di lettura per decifrare l’evoluzione identitaria del nostro Paese.
La passione per l’archeologia culinaria affonda le sue radici nei primi anni di lavoro presso Radio Marconi a Milano, in concomitanza con la conduzione di un programma dedicato al settore agroalimentare. La svolta accademica e di ricerca è avvenuta grazie all’incontro con Anna Prandoni, all’epoca direttrice della scuola de “La Cucina Italiana”. L’analisi di una copia originale del primo numero della rivista, datato 15 dicembre 1929, ha rivelato preparazioni singolari e dimenticate, spingendo la studiosa a ricostruire non solo le ricette, ma l’intero ecosistema culturale dell’epoca.
L’applicazione pratica di questi studi ha trovato la sua collocazione ideale nel suggestivo cortile di Casa Macchi. Questo bene architettonico rappresenta una testimonianza cristallizzata dell’estetica e delle dinamiche di una dimora borghese degli anni Trenta. In tale cornice si analizzano: Le preparazioni autarchiche tipiche del 1941, specchio di una nazione chiamata a ottimizzare ogni risorsa. I principi fondanti dell’economia circolare, già applicati magistralmente nei decenni passati per evitare gli sprechi.
L’eredità tecnica di figure di spicco come Amedeo Pettini, già capocuoco della Casa Reale. Degustazioni basate su accurate ricostruzioni filologiche, come il celebre cocktail Milano-Torino (MI-TO) e specifiche preparazioni di panificazione antica.
L’attività divulgativa si estende anche attraverso la collezione di ricettari d’epoca e un costante lavoro di reinterpretazione di piatti dimenticati, riportando alla luce le metodologie di una gastronomia passata che mostra ancora oggi un’inaspettata utilità tecnica. L’approccio scientifico adottato permette così di salvaguardare memorie tangibili, restituendo alla gastronomia il suo ruolo di pilastro documentale della nostra storia.
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