La sedicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto 2026 (https://www.slowfood.it/), ospitata nella cornice architettonica del centro storico di Torino, assume una valenza storica particolare coincidendo con il quarantennale della fondazione di Slow Food Italia. In questo scenario di confronto internazionale sulle politiche del cibo, Luca Martinotti, Vicepresidente di Slow Food Italia, delinea le direttrici programmatiche dell’associazione, raccogliendo l’eredità culturale e politica tracciata dal fondatore Carlo Petrini per proiettarla verso le attuali emergenze climatiche, economiche e sociali.

Il ritorno della manifestazione nel tessuto urbano torinese — tra Piazza Castello, Piazzetta Reale, Via Roma, Piazza San Carlo e Piazza Vittorio Veneto — risponde alla precisa volontà di abbattere la distanza tra i custodi della produzione agricola e i cittadini, trasformando il consumo consapevole in un atto di corresponsabilità ambientale. Al centro dell’analisi di Luca Martinotti si colloca il concetto di biodiversità inteso non come semplice conservazione museale delle produzioni tradizionali, bensì come strumento operativo di resilienza agroecologica e di presidio socio-economico delle aree interne e delle terre alte.

Attraverso la rete capillare dei Presìdi Slow Food, dell’Arca del Gusto (https://www.fondazioneslowfood.com/), dei Mercati della Terra e dell’Alleanza dei Cuochi, il movimento riafferma a quarant’anni dalla sua nascita il diritto universale a un cibo buono, pulito e giusto. In un contesto globale segnato dalla standardizzazione industriale, dall’inflazione climatica e dallo spopolamento rurale, la linea strategica illustrata dal Vicepresidente punta a rafforzare il ruolo delle piccole comunità produttive, promuovendo filiere trasparenti, una giusta remunerazione del lavoro agricolo e una rigorosa educazione alimentare e sensoriale rivolta alle nuove generazioni.